Profondità di Campo

 

  Attraverso 4 situazioni tipiche, iniziamo con la PROFONDITA’ di CAMPO, quella che viene giustamente definita la terza dimensione della fotografia. O, meglio, lo spazio entro il quale tutto appare ancora nitido (a prescindere dalla Messa A Fuoco); tutto dipende da: diaframmi, ingrandimenti e lunghezze focali.  

   Il collage fotografico rappresenta 4 interpretazioni di una situazione (casalinga) rivolta alla piccola avifauna. In tutte le immagini, realizzate dalla stessa posizione – rametto a 35 mt, sfondo a 40 mt - il soggetto (rametto) centrale è sempre a fuoco, sul piano focale unico. 

 

-Nella foto 1A), realizzata con un medio tele-zoom, la situazione appare confusa perché la “terza dimensione” (o profondità di campo) è di 5 metri fra il rametto e lo sfondo, che appare quindi troppo invasivo. Ciò è dovuto al diaframma chiuso impostato a f/11 e agli scarsi ingrandimenti in dotazione.

 

-Nella foto 1B), mentre un Picchio Muratore si è posato sul rametto, la situazione migliora un po’ grazie ad un teleobiettivo-zoom più potente e a un diaframma leggermente più aperto (f/6.3). Il rametto risalta meglio, ma lo sfondo è ancora troppo leggibile se si sceglie di esaltare il soggetto.

-Nella foto 1C), sempre senza cambiare punto di ripresa, il rametto diventa – come voluto – il protagonista della scena. Il piano focale sul rametto non cambia mai, come nelle altre foto, ma lo sfondo non è più invasivo grazie all’uso di un teleobiettivo fisso di qualità con un’ampia apertura del diaframma (f/5.6). Ciò evidenzia la differenza - decisiva - fra vari teleobiettivi e il ruolo fondamentale del diaframma.

 

-Nella foto 1D), realizzata in Digiscoping e allietata dall’arrivo della Cinciallegra, il soggetto è perfettamente a fuoco, mentre lo sfondo scompare. Il merito spetta ai forti ingrandimenti a disposizione, ad una grande precisione della messa a fuoco selettiva, ad un buon tempo d’esposizione e alla stabilità dell’attrezzatura. Se, in questa situazione, la scelta era esaltare il soggetto e trascurare lo sfondo, lo scopo è raggiunto.

   In estrema sintesi, le foto confermano quanto la profondità di campo sia in diretta relazione all’apertura del diaframma e alle potenzialità d’ingrandimento dell’obiettivo. È assai errato parlare di “sfocatura” dello sfondo perché il piano focale resta sempre e comunque unico (sul rametto) in ognuna delle foto; la variazione della profondità è, invece, una scelta personale del fotografo. 

 

 

  -Queste due specie di Picchio, a prescindere dalla diversa dimensione dei soggetti, documentano due diverse interpretazioni – entrambe assolutamente valide - fra immagini “ambientate” e “ritratti”. 

-Il Picchio Muratore (foto 1E) è stato fotografato in Digiscoping. Il forte ingrandimento fornito dal telescopio, unitamente ad un tempo di esposizione abbastanza lungo (mancando il diaframma), è stato scelto per annullare (non sfocare) quasi completamente lo sfondo piuttosto vicino, riducendo totalmente la profondità di campo. Si è scelto, cioè, di concentrare totalmente l’attenzione sul soggetto.

-Anche la foto 1F (Picchio Rosso Maggiore) è stata realizzata con un potente teleobiettivo fisso, ma gli alti ISO, il diaframma più chiuso e un tempo d’esposizione relativamente veloce, hanno prodotto una maggiore lettura dello sfondo (leggermente invasivo?). Questa scelta personale è ovviamente valida, me se si fosse optato per un diaframma più aperto, un tempo d’esposizione più veloce e minori ISO la “terza dimensione” (cioè la profondità di campo) avrebbe annullato maggiormente lo sfondo ed esaltato meglio il soggetto.

 

 

 

 

 

Anche quando lo sfondo è importante (come accade per questo camoscio ripreso in alta quota dallo stesso punto di ripresa, con lo stesso obiettivo e fotocamera) si può scegliere se ambientare o meno, anche attraverso diversi gradi di profondità di campo.

-Nella foto 2A) la decisione di ambientare ha fatto scegliere il diaframma più chiuso possibile (f/20) e, di conseguenza, un tempo d’esposizione lungp. Il piano focale unico è ovviamente sul camoscio, ma l’imponente montagna sullo sfondo è discretamente leggibile e presente.

Nella foto 2B) è stato unicamente cambiato il diaframma (f/4) alla massima apertura concessa da un tele zoom di altissima qualità. Il risultato, molto apprezzabile, permette di concentrare l’attenzione sul soggetto (come sempre sul piano focale unico), ma dando meno importanza allo sfondo della montagna.

 In termini estetici meno tecnici, la foto 2A) è l’immagine di una severa montagna innevata in cui vive un camoscio coricato sul suo roccione. La foto 2B), invece, è l’immagine di un camoscio coricato sul suo roccione nell’ambito di una severa montagna innevata.

 

 

 

 

 

  Talora la differenza di profondità di campo si gioca su pochi centimetri, che comunque evidenziano la differenza fra il teleobiettivo e il telescopio da ingrandimento terrestre (Digiscoping).

La giovane camoscia rappresentata in queste due foto è stata fotografata – in contemporanea – dallo stesso punto di ripresa (assai vicini tra loro) e nelle stesse condizioni. 

-Nella foto 3A), realizzata con un teleobiettivo fisso, la profondità di campo è abbastanza elevata e rende leggibile lo sfondo (albero compreso): alti ISO, tempo d’esposizione lento e diaframma molto chiuso almeno rispetto alla forte luminosità ambientale. 

-Nella foto 3B) il soggetto viene maggiormente esaltato da una profondità di campo (volutamente) ridotta che rende lo sfondo illeggibile – pochi ISO, ingrandimento maggiore, tempo d’esposizione più veloce e messa a fuoco (manuale) di massima precisine e incentrata sulle corna dell’animale. 

 

 

 

 

 

In un’altra stagione e ad una distanza minore, abbiamo avvicinato un camoscio sul solito roccione. E’ stata l’occasione per definire con estrema chiarezza non soltanto il concetto della profondità di campo, ma anche l’importanza dell’angolo di ripresa (di cui parleremo a fondo nelle prossime puntate).Ancora una volta sottolineiamo che entrambe le immagini (portate alla stessa dimensione per paragonarle meglio) sono valide.

È comunque evidente che la foto 4A) è perfettamente ambientata, mentre la foto 4B) è un ritratto. 

-La montagna con camoscio – croppata - è stata realizzata con un tele-zoom chiudendo volutamente il diaframma (f/20).

-Il camoscio con montagna – senza crop - sfrutta i maxi-ingrandimenti del telescopio e utilizza un angolo di ripresa leggermente più basso (una scelta che esalta il soggetto e trascura in modo netto lo sfondo).

 

Nessuna pagella fra le due immagini, le cui diverse interpretazioni rispecchiano – sempre e comunque – il pieno diritto di cittadinanza di entrambe le scelte e della sensibilità individuale. 

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Continua....